
Illecite tutte le menzogne che nuocciono agli altri.
Ma non bisognerà per caso eccettuare alcune menzogne, per le quali sia preferibile subire la contaminazione piuttosto che mentire? Se così fosse, ne risulterebbe che non tutto quello che si fa per evitare le sudicerie di cui sopra è esente da colpa. Lo dico di certe menzogne, commettere le quali è più grave che non subire l’oltraggio. Ecco uno, che un disonesto ricerca per violentarlo sessualmente e che invece con una menzogna si potrebbe tenere nascosto. Chi oserà dire che nemmeno in questo caso è lecito mentire? Ma se per occultarlo bisogna ricorrere a una menzogna che lede la fama altrui, incriminando falsamente questo secondo della contaminazione a cui si voleva sottoporre quell’altro? Se si dicesse, [ad esempio], a quel perverso il nome di un uomo casto e del tutto estraneo a simili disordini: " Va’ dal quel tizio, e lui ti procurerà senz’altro come qualmente tu possa scapricciarti a tuo piacimento. È infatti uno che conosce l’ambiente e ci gongola "? Ammesso che con tali parole si possa distogliere quell’uomo dal perseguire la persona ricercata, non saprei dire se si possa ledere con la menzogna la fama di uno per impedire che sia profanato dalla libidine di quel malintenzionato il corpo d’un altro. In realtà mai bisogna dire menzogne che rechino vantaggio a uno, se un altro ne viene danneggiato, anche se il danno di costui sia inferiore a quello dell’altro, che tu impedisci con la tua menzogna. Fa’ conto che si tratti del pane: se uno si rifiuta di darlo ed è in ottima salute, tu non glielo puoi togliere per sfamare un affamato. Così tu non puoi fustigare un innocente, che non voglia subire la pena, per evitare che un altro [innocente] venga ucciso. Se essi liberamente accettassero la cosa, la si faccia! Accettando loro personalmente, non c’è più lesione.
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